1954 In sul monte della Vernia apparve una volta
santo Francesco a frate Giovanni della Vernia, uomo di grande
santità, istando egli in orazione, e istette e parlò
con lui per grandissimo spazio: e finalmente volendosi partire
sì gli disse: «Domandami ciò che tu vuogli».
Disse frate Giovanni: «Padre, io ti priego che tu mi
dica quello che io ho lungo tempo disiderato di sapere, cioè
quello che voi facevate e ove voi eravate quando v'apparve
il Serafino». Risponde santo Francesco: «Io orava
in quello luogo dove è ora la cappella del conte Simone
da Battifolle, e chiedea due grazie al mio Signore Gesù
Cristo. La prima, che mi concedesse in vita mia che io sentissi
nella anima mia e nel corpo mio, quanto fosse possibile, tutto
quel dolore il quale egli avea sentito in se medesimo al tempo
della sua acerbissima passione. La seconda grazia ch'io gli
addomandai si era che similmente io sentissi nel cuore mio
quello eccessivo amore del quale egli s'accendea a sostenere
tanta passione per noi peccatori. E allora Iddio mi mise nel
cuore che mi concederebbe di sentire l'uno e l'altro, quanto
fosse possibile a pura creatura: la quale cosa bene mi fu
adempiuta nella impressione delle istimate». Allora
frate Giovanni il domanda se quelle parole segrete le quali
gli avea dette il Serafino erano istate in quel modo che ricitava
quello santo frate detto di sopra, il quale affermava che
le avea udite da santo Francesco in presenza d'otto frati.
Rispuose santo Francesco che così era il vero, sì
come quel frate dicea.
Allora frate Giovanni prende sicurtà di domandare,
per la liberalità del conceditore, e dice così:
«O padre, io ti priego istantissimamente che tu mi lasci
vedere e baciare le tue gloriose istimate, non perch'io ne
dubiti niente, ma solo per mia consolazione; però ch'io
ho questo sempre disiderato». E santo Francesco liberamente
mostrandogliele e porgendogliele, frate Giovanni chiaramente
le vide e toccò e baciò. E finalmente il domandò:
«Padre, quanta consolazione ebbe l'anima vostra veggendo
Cristo benedetto venire a voi a donarvi i segnali della sua
santissima passione! Or volesse Iddio che io ne sentissi un
poco di quella suavità!». Risponde allora santo
Francesco: «Vedi tu questi chiodi?». E frate Giovanni:
«Padre, sì». «Tocca un'altra volta»,
dice santo Francesco, «questo chiovo ch'è nella
mia mano». Allora frate Giovanni con grande reverenza
e timore tocca quello chiovo, e subitamente in quello toccare
tanto odore n'uscì, come una vergola di fumo a modo
che d'incenso, ed entrando per lo naso di frate Giovanni,
di tanta soavità empiette l'anima sua e 'l corpo, che
immantanente egli fu ratto in Dio in estasi e diventò
insensibile; e così ratto stette da quella ora, ch'era
terza, insino a vespro .
E questa visione e dimestico parlare con santo Francesco frate
Giovanni non disse mai ad altri ch'al confessore suo, se non
quando venne a morte, ma essendo presso alla morte, lo rivelò
a più frati.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.